Dal 22 febbraio al 7 marzo gli stabilimenti FIAT di Mirafiori, Termini Imerese, Pomigliano d’Arco, Cassino, Melfi e Sevel fermeranno la produzione. All’incirca trenta mila dipendenti saranno messi in cassa integrazione per 14 giorni.
Le motivazioni sono il grande calo di ordinativi subito a gennaio e previsto anche per febbraio, che seguono un fine dicembre drogato dall’esaurimento degli incentivi statali. L’andamento del mercato in questo periodo è strettamente influenzato dalle decisioni del governo riguardo gli econincentivi, e l’attesa per la decisione riguardo nuovi stanziamenti non fa che rallentare la domanda. Le vendite si sono ridotte addirittura rispetto a gennaio dell’anno scorso, quando tutta l’economia era nel pieno della crisi.
Il governo infatti ha da tempo annunciato nuove misure o riconferme riguardo gli incentivi dello scorso anno. Di conseguenza gli acquirenti attendono fiduciosi e per ora non comprano. La difficoltà del mercato è uscire dalla dipendenza dagli ecoincentivi che nel 2009 hanno avuto un effetto drogante sulle vendite.
Il ministro Scajola ha comunque promesso la presentazione del nuovo piano entro febbraio, che però prevederà incentivi minori dell’anno scorso, proprio perché:
dobbiamo accompagnare questi prodotti verso l’uscita dall’incentivazione per lasciarli alla libera competizione di mercato.
La FIAT si adegua a questa situazione rallentando la produzione. Recentemente ha presentato il bilancio del 2009, che ha visto una perdita netta di 800 milioni di euro, contro un utile di 1,7 miliardi nel 2008. L’utile della gestione ordinaria è stato di 1,058 miliardi (contro i 3,362 del 2008), leggermente sopra le previsioni. Saranno distribuiti dividendi da 0,17 a 0,325 euro per azione. I conti superano le stime nonostante la situazione di crisi generalizzata e il Gruppo FIAT prevede un miglioramento per il 2010.