Comparazione tra flotte aziendali ecologiche

di Giuseppe Cutrone - 24 maggio 2010

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La crisi economica degli ultimi tempi ha spinto, e continua a spingere, le aziende verso un rapporto più consapevole e attento con il denaro, cercando di investire in maniera intelligente e di risparmiare laddove possibile, ovviamente sperando di mantenere alta la qualità del prodotto acquistato.

Una situazione vera anche e soprattutto per gli investimenti sul parco auto, dove, a una certa oculatezza degli investimenti, si somma sempre più spesso una rinnovata attenzione al rispetto dell’ambiente, cercando di coniugare tre aspetti come risparmio, eco-sostenibilità e qualità.

Il mercato, in questi ultimi mesi, ha quindi visto un aumento esponenziale dell’offerta di auto ibride o alimentate a GPL o metano, cavalcando l’onda del teorico risparmio assicurato da questi modelli e la loro presunta anima ecologica. Ma fin dove questo corrisponde alla verità?

La cassa di risonanza dei media ha puntato fin da subito a sottolineare i ridottissimi consumi delle ibride, viste come il nuovo “Eldorado” della mobilità del futuro grazie ai dati molto positivi dichiarati dai costruttori, dimenticando però di sottolineare l’impatto reale che questi modelli hanno sui consumi e sull’ambiente nell’utilizzo quotidiano.

Come più di un esperto ha sottolineato, infatti, c’è una certa discrepanza tra i consumi dichiarati e registrati in condizioni “ideali” e quelli che poi realmente ci si trova a ottenere sulle strade di tutti i giorni. Non certo una cosa nuova nel mondo dell’auto, ma che in questo particolare ambito assume un ruolo di fondamentale importanza per chi ha la necessità di pianificare l’acquisto di un intero parco auto e vuole avere, giustamente, il massimo dell’efficienza nelle condizioni reali in cui le vetture verranno impiegate.

Stesso discorso vale più o meno per i veicoli a GPL, la cui convenienza va valutata in un’ottica globale che al contenimento dei consumi associ le prestazioni, l’affidabilità e soprattutto i costi di gestione: tutte voci che, nel tempo, potrebbero incidere non poco sulla bontà di tale scelta.

In questo senso viene spontaneo chiedersi se le la migliore soluzione non sia rappresentata dalle moderne motorizzazioni diesel, le uniche veramente in grado di rispondere a tutti i requisiti richiesti dalle aziende e di risultare il giusto connubio tra risparmio, rispetto per l’ambiente e prestazioni.

Una scelta che vede quindi protagoniste auto come, per esempio, la BMW 320d EfficientDynamics, modello in grado di unire alle indiscusse qualità costruttive, unanimemente riconosciute, l’impiego di tecnologie ad alta efficienza energetica, che gli hanno consentito di ottenere nuovi record con risultati inarrivabili per le dirette concorrenti, nonché lontani anche per parecchi modelli di categoria superiore.

Non portiamo certamente a caso l’esempio della BMW 320d, visto che i dati parlano infatti di un consumo di carburante di soli 4,1 litri per 100 km nel ciclo misto e emissioni di CO2 pari a 109 g/km, che consentono all’auto tedesca di rientrare abbondantemente nei limiti previsti dalla normativa antinquinamento Euro 5.

Performance ecologiche che modelli di categoria superiore, come ad esempio la Mercedes S 400 HYBRID, non riescono a raggiungere.

La berlina ibrida di Mercedes-Benz, infatti, oltre a essere in controtendenza con il trend attuale che vuole le aziende orientate a preferire modelli più compatti e funzionali, offre un consumo dichiarato di 7,9-8,2 l/100 km e emissioni di CO2 pari a 186-191 g/km nel ciclo combinato, quindi nettamente superiori a quanto offerto dalla BMW 320d EfficientDynamics.

Certamente qualcuno potrebbe ribattere che i prezzi della BMW, per una flotta aziendale, non sono certamente alla portata di tutti. Ma anche per questo la BMW sorprende, infatti, si dimostra vincente anche nel prezzo: con un listino base di 36.650 euro si lascia dietro i 39.900 euro, per esempio, della Mercedes classe E, arrivando perfino a essere una seria alternativa a marchi di blasone inferiore, come la Citroën C5 2.0 HDI Fap, disponibile da 34.200 euro ma con una dotazione meno ricca e con un consumo dichiarato, nel ciclo misto, pari a 6,8 l/100km.

Certo, con quella cifra e una cilindrata tra i 2.000 e i 3.000 si trovano anche altre marche e altri modelli, come per esempio l’Alfa Romeo 159, l’Audi A4, le Mercedes C250 ed E200, ma provando a guardare i consumi (con motorizzazione Diesel) si notano numeri ben più alti:

  • Alfa Romeo 159: 7.9 l/100Km;
  • Audi A4: 6.2 l/100Km;
  • Citroen C5: 6.8 l/km;
  • Ford Mondeo: 6.2 l/km;
  • Mercedes C250: 5.1 l/km;
  • Mercedes E200: 5.2 l/km;
  • Luxus IS: 6.9 l/km;
  • BMW 320d: 4.1 l/km.

Invece con motorizzazione Ibrida o GPL:

  • Kia Sorento: 12.2 l/km;
  • Chevrolet Captiva: 12.6 l/km;
  • Lancia Delta: 8.3 l/km (con cilindrata 1.300).

E va bene che il GPL ha un prezzo più basso (mediamente 0.65 ?/l) e il Diesel costa un po’ di più (mediamente 1.2 ?/l), ma facendo un veloce calcolo, fare 100 Km con la 320d costa ? 4.92, mentre farli con la Lancia Delta (la più economica tra i GPL) costa ? 5.4.

Insomma, per un’azienda, investire sull’ibrido o sul GPL non è sempre conveniente, inoltre, considerando i prezzi e i consumi, oltre all’emissione di CO2 nell’ambiente, ci si orienta decisamente su un Diesel, cercando la soluzione di marca e modello migliore.