Lotus Omega: 20 candeline per la prima berlina supersportiva Opel

di Alessandro Riso - 4 febbraio 2010

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Per chi è rimasto sorpreso dei 325 CV espressi dalla Opel Insignia più potente, sicuramente non ha mai visto una Omega Lotus, prodotta esattamente venti anni fa in soli 1.100 esemplari. Dalle parti di Rüsselsheim è ancora vivido il ricordo di questa “mitica” vettura, che per prestazioni e tecnologia era più vicina alle Ferrari dell’epoca, che al segmento delle classiche e comode berline a cui apparteneva. Ma se già nel 1990 risultava difficile vederne una dal vivo (per via del prezzo proibitivo), oggi la passione dei collezionisti rende praticamente impossibile poterne reperire una.

Passione del tutto condivisibile, perché questa Omega conserva ben poco di Opel, ed è stata progettata quasi ex-novo dagli ingegneri Lotus (all’epoca entrambi i marchi appartenevano al carrozzone GM), senza alcun complesso d’inferiorità rispetto alle auto che correvano nel campionato DTM. Anzi, i 377 CV erogati dal 6 cilindri in linea da 3.6 litri del modello stradale, avrebbero dato del filo da torcere in diverse categorie sportive.

Lotus Omega rear

Tuttavia, come ogni mito che si rispetti, anche questa Omega speciale ha vissuto una gestazione piuttosto travagliata, con i tecnici che non riuscirono ad adattare il V8 della Corvette ZR1 allo stretto cofano della berlina. Ripiegarono quindi sul 3.0 litri 24v del modello di serie, gonfiato nella cilindrata e dotato di doppio turbocompressore Garret. Il tutto corredato da mastodontici sistemi di raffreddamento, da un differenziale Holden, e da un cambio a 6 marce di origine Chevrolet (questa volta riuscì il trapianto di componenti della Corvette ZR1).

Prestazioni da brivido, con la velocità massima raggiungibile di 283 Km/h e lo 0-100 Km/h bruciato in soli 5 secondi. Con simili numeri si resero indispensabili le modifiche ai freni, alle sospensioni e ai cerchi da 17 pollici, che ospitavano pneumatici asimmetrici (da 235/45 all’anteriore e 265/40 dietro). Anche esternamente la linea originale lasciò spazio a caratterizzazioni estetiche importanti, per poter sopportare le velocità di cui era capace.

Mentre solo l’interno rimaneva sostanzialmente identico a quello della tre volumi da cui derivava. Quindi anonimo e quasi banale, di sicuro non all’altezza del corredo tecnico che portava in dote. Ciononostante tutti gli esemplari furono venduti, e nel 1994 terminò la produzione in serie di questa vettura, e iniziò subito il mercato del collezionismo.